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Le regole della neveCi risiamo, la neve è tornata a coprire le nostre montagne e, dalle Alpi all'Etna, le vette nostrane ricominciano a pullulare di sciatori e snowboardisti, con tutte le variabili che distinguono il popolo della settimana bianca. Telemark, bob, monocarver, skiboard, twin tips, monosci... Queste, solo alcune delle specialità che, almeno fino a marzo inoltrato, saranno protagoniste di un divertimento sano e squisitamente stagionale. Sciare non conosce età, accomuna uomini e donne, ceti sociali (in fondo se non puoi andare a Cortina o a Les Deux Alpes, ci sono sempre Ovindoli, Campo Felice o Roccaraso! – solo per citarne alcuni...). E soprattutto accomuna esperti e neofiti. Ad entrambe queste ultime categorie, è bene ricordare che lo sci, come molti altri sport, necessita di alcuni accorgimenti, che riguardano non solo l’attrezzatura, ma soprattutto la preparazione atletica ed il senso civico. Ecco alcune regole di buona educazione e sicurezza.
Vittime della neveA sentire le vecchie generazioni di sciatori, i papà e le mamme (e - perché no - i nonni) che ancora sembrano doversi abituare alla presenza di strani soggetti attaccati a snowboard e “bigfoot”, i pericoli maggiori deriverebbero proprio dalle “tavole” di vario genere. Niente di più sbagliato! Al contrario, una percentuale sensibilmente maggiore d'incidenti sulla neve riguarda proprio i classici sciatori. Secondo le stime dell'Istituto Superiore di Sanità quasi 80 episodi su 100 avvengono sugli sci, 18 sono imputabili allo snowboard, ed appena 2 a tutte le altre discipline. Più di un terzo del totale avviene durante il weekend (37,3 per cento), in particolare la domenica e nelle fasce orarie di maggior afflusso e, in generale, riguardano in misura minore le donne, vittime della neve nel 12,2 per cento dei casi, contro il 20,5 per cento nei maschi.
Innanzitutto, per la propria sicurezza, è bene arrivare alla settimana bianca con un'adeguata preparazione fisica, sia dal punto di vista muscolare che da quello cardio-respiratorio. I medici dello sport suggeriscono almeno due mesi di preparazione mirata. Inoltre è importante saper dosare sia la quantità dello sforzo fisico che la qualità del medesimo, non pretendendo prestazioni eccessive da un fisico non adeguatamente allenato o in sovrappeso.
Ci sono precauzioni da considerare a seconda dell'età? Lo sci è uno sport che può essere praticato a qualunque età, purché si abbia coscienza dei propri limiti. Bisogna tenere conto dell'esperienza e del grado di preparazione fisica e non sottovalutare le condizioni ambientali, che possono rendere assai più impegnative discese abitualmente facili.
Per quanto riguarda i bambini, è necessaria un'attenta sorveglianza ed è obbligatorio l'uso del casco (sotto i 14 anni), come stabilito dal codice della neve approvato dal Senato ed entrato in vigore nel gennaio del 2004: una serie di norme indirizzate a ridurre al minimo il rischio infortuni e a garantire una più scrupolosa regolamentazione delle precedenze, dei sorpassi e delle velocità, indispensabile in considerazione del numero sempre maggiore di sciatori sulle piste.
Esiste al riguardo una mole crescente di dati, proporzionale alla diffusione che lo snowboard sta avendo in tutto il mondo. A quanto pare, con l'avvento dello snowboard si è assistito ad un aumento percentuale del numero degli incidenti sulle piste tra sci alpino e snowboard. Ma quali sono le differenze fra le due specialità, in fatto d'incidente? Naturalmente la sede della lesione: nello snowboard prevalgono i traumi a carico degli arti superiori, in particolare distorsioni e fratture del polso, mentre nello sciatore tradizionale sono più a rischio gli arti inferiori (in particolare fratture o lesioni e rotture di menischi e legamenti).
Quali sono i principali tipi d'infortunio? Purtroppo, in fatto di danni sulla neve, chi più ne ha più ne metta! Si osservano diverse tipologie di infortuni. Dai traumi da sovraccarico, che derivano dalla ripetizione forzata di gesti inusuali, ai cosiddetti microtraumi ripetuti, che producono patologie infiammatorie a carico di diversi distretti anatomici (prevalentemente tendiniti delle ginocchia, delle spalle e dei polsi, ma anche mal di schiena). Poi lesioni di varie entità a carico delle articolazioni che derivano da gesti impropri e cadute: contusioni, distorsioni, lussazioni e fratture. Sono frequenti i traumi distorsivi del ginocchio (che possono produrre lesioni del menisco e dei legamenti), della spalla e, in maniera caratteristica, del pollice, che durante la caduta può rimanere incastrato nell'impugnatura della racchetta; più rare le fratture del femore, della tibia, della clavicola e dell'omero.
Infine, si assiste a un crescente numero di traumi analoghi ai precedenti che derivano però da collisioni tra sciatori; l'ampia diffusione dello sci turistico (si contano oltre 200 milioni di praticanti nel mondo!), l'evoluzione dei materiali, che permette elevate velocità a sciatori anche inesperti, e la maggiore efficienza degli impianti di risalita, che riversano sulle piste un numero di sciatori più elevato che in passato, sono tutti fattori che concorrono nell'aumentare il rischio di impatto.
Sulle piste da sci valgono le stesse regole che dovrebbero guidare il primo soccorso in qualsiasi situazione di emergenza. Innanzitutto prendersi cura dell'infortunato senza mettere a repentaglio altre persone; quindi verificare i parametri vitali (stato di coscienza, pervietà delle vie aeree, polso) e richiedere immediatamente un soccorso professionale, mantenendo l'infortunato tranquillo durante l'attesa. Una volta giunto nel centro di pronto soccorso più vicino l'infortunato verrà valutato dallo specialista ortopedico, che richiederà gli accertamenti del caso e disporrà la terapia più appropriata. In caso di frattura in genere è indicato un trattamento urgente, mentre per traumi di minore importanza il trattamento definitivo può essere rimandato, permettendo al paziente di essere curato nella propria città di residenza.
Una buona attrezzatura può diminuire il numero degli infortuni?Il ruolo giocato dall'attrezzatura nella prevenzione (o nella produzione) dei traumi è ben conosciuto. In passato, per esempio, l'uso di scarponi bassi si associava a gravi distorsioni della caviglia e a fratture di gamba (tibia e perone), drasticamente ridotte con l'introduzione di scarponi più alti; questi ultimi tuttavia trasferiscono le sollecitazioni maggiori alle ginocchia e sono responsabili dell'elevato numero di distorsioni, tanto che sono allo studio sistemi in grado di intervenire sulla rigidità dello scarpone in caso di sollecitazioni anomale.
Analogamente, è utile ricordare agli appassionati di snowboard che è scientificamente provata l'efficacia dei sistemi di protezione per gli arti superiori, in grado di ridurre sensibilmente l'incidenza e la gravità delle lesioni. Infine, se è importante la qualità dell'attrezzatura, lo è perlomeno altrettanto lo stato d'uso e l'appropriatezza della stessa.
Ad esempio è fondamentale che gli attacchi degli sci siano preparati in maniera da garantire da un lato una sufficiente tenuta durante la discesa, dall'altro una rapida apertura in caso di caduta. Ciò può avvenire soltanto se gli attacchi vengono adattati alle caratteristiche individuali dello sciatore. Uno studio ha infatti dimostrato che il rischio di trauma aumenta di ben otto volte se si utilizzano materiali in prestito e non calibrati per il reale utilizzatore.