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Intervista a Chiara Simonelli Docente di Psicologia dello sviluppo sessuale dell'Università “La Sapienza” di Roma
Quali sono i quesiti emergenti in sessuologia e quali le urgenze per la tutela della salute sessuale della donna in particolare?
Il fenomeno più interessante degli ultimi dieci anni è sicuramente l'avvento dei farmaci, mi riferisco soprattutto ai farmaci per l'erezione maschile che hanno un po' cambiato il modo di intendere la terapia delle disfunzioni sessuali. Inoltre dal 2000 sono iniziate le Consensus Conference sulla tematica della sessualità femminile: ciò ha portato all'attenzione della sessuologia moderna certi aspetti trascurati in passato. Un altro aspetto rilevante, sottolineato anche dall'Organizzazione Mondiale della Salute, è la necessità di interessarsi alla sessualità non soltanto nei suoi aspetti patologici: da ciò deriva la necessità di occuparsi del benessere sessuale e non solo della prevenzione e della clinica legata alle disfunzioni.
Dunque, la sessualità non è una dimensione distinta dal resto, ma va inquadrata nella globalità dell'essere individuale?
Proprio così.Fino a pochissimo tempo fa si tendeva a considerare la sessuologia o come area prettamente medica o prettamente psicologica, dividendo in modo netto questi due aspetti, come se mente e corpo viaggiassero su due binari separati. Oggi, invece, tendiamo a considerare la persona nella sua unità e globalità.
Un altro importante aspetto della moderna sessuologia è la considerazione della diversità della sessualità femminile, in passato valutata in maniera simmetrica alla sessualità maschile; invece si è visto che le differenze sono notevoli. Per esempio, se parliamo di disturbi dell'eccitazione femminile, vedremo che nell'uomo il problema è quasi sempre molto semplice e si tratta di un problema di mancata erezione. Invece, nella donna la situazione è molto più complessa, potendo anche verificarsi casi in cui il processo dell'eccitazione a livello organico funziona e la vagina si lubrifica, ma la donna non ha una percezione soggettiva di eccitazione.
Identità sessuale: cos'è e come si sviluppa?
Parlando di identità sessuale bisogna distinguere tra identità legata al genere, identità legata al sesso e identità legata al ruolo. L'identità sessuale è quella meramente biologica, quindi il fatto di avere un assetto ormonale a prevalenza di testosterone o di estrogeni e caratteri sessuali primari e secondari morfologicamente tipici di maschi o di femmine.
L'identità legata al ruolo dipende dai comportamenti che una persona adotta per comunicare a sé e agli altri la propria femminilità o virilità: il modo di vestire, di gesticolare e i passatempi preferiti, ad esempio, possono essere molto tipizzati e stereotipati. Ci sono, infatti, comportamenti ritenuti maschili, come l'essere rudi mentre l'essere comprensive e dolci è un ruolo attribuito al mondo femminile; questi aspetti sono fortemente influenzati dal contesto e dalla cultura di appartenenza. L'identità di genere, invece, coincide con il sentirsi profondamente femmina o maschio, è cioè la percezione sessuata di sé e nella stragrande maggioranza dei casi è congrua con l'identità sessuale, per cui se si nasce femmine ci si sente femmine, se si nasce maschi ci si sente maschi. In altri casi, come nel transessualismo c'è un errore, per cui la persona nasce maschio, ma ha un'identità di genere femminile e viceversa.
Come si sviluppa l'identità di genere?
Si forma in modo molto articolato tra mente e corpo: a partire dal patrimonio genetico e dall’apporto ormonale, il feto si svilupperà come maschio o femmina e dopo la nascita il bambino o la bambina, grazie alle interazioni familiari e del contesto, faranno i conti con le aspettative relative al proprio genere di appartenenza. Ci sono due momenti molto importanti in questo percorso di sviluppo: il primo è intorno ai tre anni, quando il bambino acquisisce il linguaggio e parla di sé al maschile o al femminile. In questa fase se un bambino si definisce continuamente come femmina, pur essendo maschio o viceversa, può indurre a pensare che ci sia qualche problema nello sviluppo dell'identità di genere, ma bisogna essere cauti, perché c'è un altro momento importante, intorno ai sei-sette anni, fase in cui si struttura la costanza di genere: i bambini prima di questa età non hanno ben chiara l'idea temporale, per cui possono pensare di essere maschi, ma di potere diventare successivamente femmine, o al contrario. Quando la costanza di genere è strutturata, dunque intorno ai sei-sette anni, i bambini sanno che se sono maschi saranno sempre maschi e così per le femmine.
Deve preoccupare il fatto che un bambino preferisca i giochi femminili o viceversa?
Il fatto che una bambina giochi con giocattoli maschili o un bambino con giochi femminili non dovrebbe preoccupare più di tanto, anche perché il maschio emula la mamma e per questo tende a giocare con la cucina o con le bambole. Soltanto quando ci sono più elementi critici o di sofferenza allora vale la pena di chiedere un consulto. Va precisato, comunque, che l'identità di genere maschile è più complessa e rigida nel suo formarsi; ossia le bambine nel loro sviluppo sono più libere, possono essere femminili, ma possono anche avere atteggiamenti maschili e ciò è socialmente più accettato; i bambini invece possono avere soltanto atteggiamenti maschili e se assumono atteggiamenti femminili sono mal visti anche dal gruppo dei pari. Questo rende la loro espressione di genere più complicata, o meglio più conflittuale rispetto a quanto avviene per la femmina. L'identità di genere femminile è, infatti, più articolata e più libera anche dalle pressioni sociali.
La donna e l'uomo esprimono in modo diverso la propria sessualità: è un'affermazione d'altri tempi o è sempre vera? L'emancipazione femminile ha cambiato il modo in cui la donna esprime la propria identità sessuale?
Maschi e femmine sono fortunatamente diversi. È chiaro che l'emancipazione femminile è un dato di realtà e che le donne hanno iniziato a non precludersi più certi atteggiamenti che prima erano di appannaggio esclusivamente maschile; per esempio il proporsi sessualmente, il richiedere il proprio orgasmo ed il proprio piacere. Certo è che la modalità di esprimere la propria identità e la propria sessualità continua a mantenersi diversa nei maschi e nelle femmine. Dove per gli uomini continua a essere importante la prestazione sessuale e l’erezione per le donne il piacere corporeo, le emozioni e la relazione non sono scindibili. Ancora oggi il sesso “scisso” come nella pornografia o nella prostituzione resta un’espressione più gradita e pensata per i maschi.
Si parla spesso della necessità di introdurre tra le discipline insegnate nella scuola anche l'educazione sessuale. Crede sia opportuno?
Sono assolutamente d'accordo e la ritengo una cosa davvero opportuna: naturalmente come educazione al corpo sessuato, alle emozioni e alla relazione. Un’educazione sessuo-affettiva.
L'evoluzione dei nuovi media ed internet hanno favorito una maggiore consapevolezza e responsabilità del proprio corpo e della propria libertà di espressione sessuale?
Su internet le informazioni sono varie e i ragazzi più giovani non hanno ancora lo spirito critico per potere selezionare tra informazioni affidabili e non. Senza contare che vengono trasmesse molte informazioni che potrebbero falsare l'idea della sessualità: nel confronto con le immagini esplicite di tipo pornografico, ad esempio, moltissimi si preoccupano delle dimensioni del proprio organo genitale sentendosi inadeguati. Sempre su internet è facile trovare farmaci senza prescrizione o miraggi di intervento di allungamento del pene, oppure si possono visionare rapporti sessuali di personaggi “cult” assai trasgressivi, insomma si trova di tutto. In casa e a scuola sarebbe importante che adulti liberi da pregiudizi, ma ben informati, seguissero lo sviluppo di questa nuova generazione a rischio di precocità e di distorsioni dolorose. L'educazione sessuale aiuterebbe il o la giovane a sapere scegliere in maniera critica ciò che è buono per lui o per lei senza demonizzare internet che peraltro ha i suoi lati positivi.
Crede che tra i due partner possa esistere un rapporto sentimentale solido anche senza intesa sessuale?
Ci sono coppie che hanno bisogno di stare insieme, ma che per motivi diversi non possono avere accesso ad una vita sessuale. Fino a quando l'equilibrio rimane questo, la coppia funziona e sta bene e non richiede un nostro consulto. Ciò, invece, avverrà quando uno dei due inizierà ad accusare il problema ed in quel momento non è più possibile che il rapporto sentimentale sia così solido come si potesse pensare prima.
In alcuni periodi della vita, spesso dopo il parto, alcune donne maturano un rifiuto vero e proprio per i rapporti intimi con i rispettivi partner; in qualche caso arrivano a non sopportare di essere addirittura sfiorate dal compagno. Cosa succede? È sempre colpa delle fluttuazioni ormonali? Cosa consiglierebbe ad una donna che si trovasse a vivere una tale difficoltà?
È molto importante parlarne e non vergognarsene, ma piuttosto avere la consapevolezza che questa può essere una fase assolutamente naturale dopo il parto, legata anche alla paura del dolore, soprattutto dopo un parto naturale. In tal caso la penetrazione può andare a stimolare zone che risultano dolenti. Più che gli ormoni sono generalmente la paura e l'ansia a generare il problema. Anche il nuovo ruolo di madre è spesso sentito come ansiogeno e ci si può sentire inadeguate, disorientate e poco sexy fisicamente. È importante che la donna riacquisisca in modo graduale il proprio equilibrio psicofisico, chiedendo al partner di fare le cose con calma.
Bisognerà comunque darsi un tempo per tornare alla normalità?
Sì, anche se non è possibile stabilire un tempo valido per tutti. Quando si percepisce però, che uno dei due membri della coppia soffre troppo a causa della mancanza di intimità corporea, allora, vuol dire che è arrivato il momento di chiedere aiuto nel risolvere il problema. Bisogna sempre rispettare il proprio partner per la sofferenza che prova.
A cura di Erica Sorelli
26 giugno 2006