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Francesco De Seta
U.C.O. di Ginecologia e Ostetricia, Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico Burlo Garofolo
"Come cambia l'organismo materno durante la gravidanza? Come prevenire e affrontare i disturbi più comuni? Quali controlli periodici effettuare? Cos'è l'ecografia e come si svolge? Cosa sono translucenza nucale e flussimetria? Quando ricorrere alla amniocentesi o alla villocentesi?"
La Gravidanza consapevole. Una guida per la donna è un libro che accompagna la donna attraverso le tappe più significative della gestazione con le risposte alle domande più frequenti in gravidanza. Per una gravidanza consapevole, quindi: in equilibrio tra leggerezza e precauzione.
Ma allora come mai non si fa nessun cenno al parto cesareo, così diffuso in Italia? Forse perché Trieste – dove operano gli autori - vanta la più bassa frequenza di cesarei in Italia. Di questo ed altro se ne parla su Va' Pensiero (la newsletter settimanale del Pensiero Scientifico Editore), in un'intervista che riprendiamo, con Francesco De Seta, autore, insieme a Eva Weingartler, del volume.
Dunque La gravidanza consapevole: un itinerario tra cambiamento, vigilanza e gioia...
Partirei dalla considerazione che la gravidanza per fortuna non è una patologia, ma un cammino costellato da una serie di cambiamenti fisiologici del tutto naturali. Tuttavia la donna non sempre è pronta e, soprattutto, non sempre ha l'informazione giusta per poterli affrontare; si trova, quindi, di forte ad una condizione, fatta di cambiamenti normali e regolari, ma nuova ed ignota che può turbarla. Il libro cerca di stare vicino alla donna e alla coppia in questi diversi periodi, spiegando e verificando le modificazioni che caratterizzano le varie fasi della gravidanza.
Piccoli dettagli che contribuiscono ad un quadro di serenità?
Un quadro di serenità ed informazione. Bisogna ricordare che oggi il mestiere di medico non è più quello di trenta anni fa, quando questa figura rappresentava una sorta di deus ex machina e tutto ciò che proveniva dalla sua bocca era per il paziente un ordine da eseguire.
Oggi parliamo di consapevolezza che sta nel consenso informato di ogni atto medico, quindi è implicito che la donna debba sapere quello a cui viene sottoposta, quali sono i rischi e i benefici ai quali va incontro. Nonostante questa necessità, spesso l'informazione ottenuta attraverso i media, o attraverso Internet, manca di opportuni filtri, e la donna diventa il bersaglio di una serie di nozioni che purtroppo non sono sempre veritiere. Un meccanismo deleterio soprattutto in una fase così delicata come quella della gravidanza.
"La gravidanza non è una patologia" anche se un'indagine realizzata dall'Istituto Superiore di Sanità ha definito la nascita in Italia come un evento sempre più "medicalizzato" – caratterizzato da un eccessivo ricorso alle indagini diagnostiche. Dove sta il giusto equilibrio tra precauzione e leggerezza in questo percorso?
È una domanda alla quale da ginecologo ed ostetrico non vorrei mai rispondere perché purtroppo il giusto equilibrio è difficile da trovare. Oggi il medico è sempre più un matematico che gestisce le scelte della paziente, in termini aziendali, tenendo conto del rapporto costo-beneficio. Si è partiti dall'epoca della medicina basata sulle stime di percentuali, per poi passare alla raccolta di dati statisticamente significativi; oggi si fanno le metanalisi e, anche nell'ambito della metodologia diagnostica, ormai si considera tutto in funzione del rapporto costo-beneficio. Un approccio di questo tipo, auspicabile sotto un profilo medico ed economico, diviene arduo da far comprendere a chi vive "il mestiere" di padre. Da genitore, infatti, ci si rende conto che pur di minimizzare il rischio si farebbe qualsiasi cosa, senza pensare a quanto gravi sulla propria economia e su quella del Sistema Sanitario Nazionale (SSN).
Fornire informazioni precise sul percorso della gravidanza attraverso questo libro ha anche lo scopo di ridurre il ricorso a indagini inutili, permettendo di capire quali esami sono sufficienti e quali necessari.
Nonostante ciò esistono ancora delle "zone grigie" tra le indagini diagnostiche in gravidanza.
Cosa intende per "zone grigie"?
Alcuni degli esami che vengono consigliati – ad esempio, il test di screening per l'infezione da citomegalovirus, o lo screening per lo streptococco del gruppo b – vengono spesso prescritti dallo specialista ostetrico, in quanto ritenuti necessari alla luce di alcune evidenze oggi disponibili in letteratura, pur non essendo una spesa coperta dal SSN. Ci si trova, quindi, di fronte a test di screening in parte ancora di dubbia efficacia, che gravano sulle spalle del contribuente. In tale situazione diventa ancora più importante il nostro ruolo nell'informare in modo coretto l'utente sui problemi che in letteratura riguardano enigmi ancora irrisolti.
Fa riferimento alla mancanza di dati per la popolazione ostetrico-ginecologica italiana?
Si tratta di un problema ancora molto sentito nella realtà italiana, dove in relazione a diverse tematiche di patologia ostetrica mancano dati nazionali. Non avere a disposizione casistiche e studi nostri si traduce sempre nella necessità di adottare protocolli di altre nazioni che fanno riferimento a realtà diverse dalla nostra in termini di utenza e profilo assistenziale.
Fino a che non verrà sensibilizzata e finanziata una ricerca degna di tale nome – nelle università come all'interno degli ospedali – si rischia di dover assumere il ruolo sempre più passivo di esecutori di "iniziative diagnostico-terapeutiche" che sono ritenute valide in riferimento a contesti e popolazioni completamente diverse dalla nostra!
La media nazionale di parti cesarei effettuati in Italia secondo i dati della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia già nel 2000 era pari al 33%, contro il 15% raccomandato dall'OMS, con nette differenze tra Nord (18% nella provincia di Bolzano) e Sud (53% in Campania). Quali sono i motivi che potrebbero spiegare questa tendenza?
Il 33% è purtroppo un dato medio con picchi anche del 70%. Tuttavia, la nostra esperienza a Trieste fa parte dei pochi esempi positivi. Insieme ad alcuni centri del Trentino Alto Adige infatti annoveriamo uno tra i tassi più bassi di cesarei in Italia.
Detto questo, il problema del frequente ricorso al taglio cesareo è più complesso di quello che sembra è va visto da un duplice punto di vista. Un paese dove, nonostante il livello buono dell'assistenza sanitaria, esistono realtà in cui si effettuano oltre il 50% dei cesarei esplicita che qualcosa non va: è difficile, infatti, immaginare una indicazione materna o fetale tale da giustificare la metà dei parti attraverso il taglio cesareo. Dall'altra la sensibilizzazione dovrebbe arrivare dall'alto, da parte di chi gestisce politicamente ed economicamente le strutture sanitarie che dovrebbe dare un contributo in termini di personale medico ed ostetrico, e di macchinari tale da poter permettere la scelta.
In che modo?
Se un ospedale di periferia ha un punto nascite che impiega mezzora-quaranta minuti solo per organizzare una sala operatoria per eseguire un taglio cesareo è normale che al minimo sospetto di una sofferenza fetale si opterà per eseguire un taglio cesareo: non ci si può permettere il lusso di avere la certezza che il battito del bimbo stia peggiorando o meno. È un discorso che va oltre la giusta "precauzione", è una sorta di prevenzione dell'urgenza.
La ragione sta nel mezzo, quindi?
Di fronte ad una percentuale del 50% c'è sicuramente una responsabilità medica: qualcosa di sbagliato nelle indicazioni del medico. In parte è anche vero che in determinati centri - di primo, secondo o terzo livello - è necessario che ci siano macchinari e personale sanitario, medico e ostetrico, idonei per consentire un certo tipo di assistenza. È un problema duplice che comprende un ulteriore risvolto da affrontare, quello medico-legale: purtroppo se subentra qualche complicazione durante il parto l'aver scelto per un cesareo sembra diventare una forma di tutela medico-legale maggiore.
Il cesareo è visto quindi come una scelta di riduzione del "rischio legale"?
E non solo. Spesso è visto come tale anche nei confronti dei rischi corsi dalla donna. Non dimentichiamo, però, che si tratta comunque di un intervento chirurgico, con tutti i rischi ad esso connessi.
Una informazione più chiara e completa alla donna l'aiuterebbe verso un percorso più "naturale"?
Credo che in questo senso il ruolo dell'ostetrica sia un ruolo fondamentale. Si ricordi che l'eccessiva medicalizzazione di cui si parlava ci ha comunque portato ad abbattere sia la mortalità sia la morbilità infantile. Bisogna poi stare molto attenti al rischio che si corre utilizzando la parola "naturale". Infatti, se consideriamo, ad esempio, l'ipotesi del parto a domicilio, in Italia non abbiamo né le strutture né una cultura tale da poterci permettere una scelta di questo tipo.
Partorire a domicilio sarà, auspicabile, quando ad esempio avremo la certezza di eseguire, se necessario, una rianimazione neonatale degna di tale nome. Il nostro lavoro è purtroppo fatto di interventi rapidi, tempestivi e risolutori.
Inoltre, se il parto a domicilio sia un fenomeno di tendenza o se siamo veramente pronti ad offrire un servizio del genere alla donna, è una domanda alla quale ancora non riesco a rispondere. Quindi, anche se sotto certi aspetti abbiamo assistito a scelte che hanno medicalizzato eccessivamente il percorso della gravidanza, se dovessi scegliere tra i due estremi dell'eccessiva medicalizzazione e dell'eccessiva "naturalizzazione" preferirei comunque il primo.
Qual è l'obiettivo principale che si pone questo libro?
Uno degli obiettivi di questo libro è che la sala parto diventi la tappa terminale di un percorso multidisciplinare in cui la donna, insieme all'ostetrica, deve essere accompagnata dal medico, dal pediatra... La strada affinché la donna sia informata e consapevole è, infatti, quella della multidisciplinareità; questo in modo che l'informazione su determinati problemi sia diversificata nell'ambito delle diverse specialità.
Purtroppo, però, spesso ci manca la cultura e la modestia per riconoscere i nostri limiti e comprendere l'importanza di un lavoro di équipe.
Come è nata l'idea?
L'idea è nata dalla necessità di accompagnare le donne nel percorso della gravidanza con un supporto che non fosse solo quello dell'ostetrica - colei che è più coinvolta nell'organizzazione dei corsi di preparazione al parto -, ma fornendole anche il supporto medico che fosse, però, focalizzato sui piccoli problemi che spesso accompagnano questo momento.
Cosa ha significato curare un libro sulla gravidanza?
Ho avuto modo di rivalutare l'argomento perché ho vissuto in epoca recente questa esperienza da papà, oltre che da medico. Questo mi ha permesso di rendermi conto che spesso in gravidanza non sono i grossi problemi ad essere di ostacolo quanto piuttosto i piccoli problemi quotidiani. Di conseguenza basterebbero pochi chiarimenti nei confronti della donna e della coppia per ridimensionare i problemi, generare serenità e semplificare il percorso genitoriale.
A cura di Norina Wendy Di Blasio
12 gennaio 2005
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