Area Riservata

Accesso riservato ai professionisti
della salute. Registrati o accedi.
Password dimenticata?

Newsletter

Iscriviti alla newsletter »
Leggi l'ultimo numero »

Confronti

Sanità in Europa

Lilli Gruber
Europarlamentare

Lilli GruberI cittadini e la Sanità in Europa

Tra le sue buone abitudini faticosamente conquistate troviamo il "fare attività fisica regolarmente"; tra quelle dure a morire l'andare a dormire tardi alla sera. Ha una personale ricetta per fronteggiare lo stress, cioè "mantenere la calma". Abbiamo parlato con Lilli Gruber la ex telegiornalista più conosciuta di Italia, oggi europarlamentare, di diritto alla salute e di fecondazione assistita.

Come definirebbe oggi il diritto alla salute?

È un diritto primario. Oggi che i progressi scientifici ci offrono l'opportunità di curare tante malattie una volta fatali, è inammissibile che ci siano persone che non riescono a ottenere i farmaci necessari per ragioni economiche o di arretratezza delle strutture del loro Paese.

Quale malattia vorrebbe veder debellata per prima?

Tutte quelle che uccidono come il cancro e le malattie cardiovascolari. Ma anche quelle che rendono la vita impossibile come le distrofie o le lesioni del midollo spinale. E che dire delle malattie genetiche, che condannano chi ne è affetto ad una dolorosa esistenza? Mi creda, è impossibile stilare una graduatoria della sofferenza.

Tra le priorità inserite nel Piano Sanitario Europeo (2003-2008) hanno un peso importante le determinanti socioeconomiche: in particolare, l'identificazione di strategie a vantaggio degli esclusi, degli economicamente svantaggiati e delle popolazioni migranti. Crede che "solidarietà" possa essere una parola-chiave nell'Europa che ci attende?

La solidarietà dovrebbe essere la categoria principale tra quelle che regolano i rapporti tra gli esseri umani. Poiché così non è, o non è ancora, diventa indispensabile che l'Europa assuma quella parola come cardine della sua azione.

L'allargamento dell'Unione europea implicherà l'emergere di nuove opportunità di cui tenere conto al fine di progettare una politica sanitaria che costituisca un beneficio reale per tutti i cittadini. Quali problemi sono i più urgenti nell'agenda sanitaria europea?

Già il trattato di Amsterdam stabiliva che l'azione comunitaria deve garantire un elevato livello di tutela della sanità pubblica nei Paesi membri. È chiaro che con l'Europa a 25 questo punto torna di attualità. Quindi direi che la prima questione di cui occuparsi sarà l'adeguamento allo standard massimo di tutte le strutture sanitarie europee. Tanto più che l'articolo 152 del trattato istitutivo della Comunità prevede il ricorso a provvedimenti comunitari quando l'azione degli stati membri si riveli insufficiente.

Le problematiche legate alla fecondazione assistita sono di grande interesse e fanno scaturire discussioni e riflessioni che riguardano ambiti diversi (etico, economico, religioso...) ma tutti complementari. Qual è il suo punto di vista di donna?

Come è noto, il Parlamento italiano ha deciso di porre paletti molto restrittivi in questa materia, diversamente da quanto accade in altri Paesi europei. Personalmente credo che si debba cercare di soddisfare il desiderio di maternità e paternità delle coppie più sfortunate.
Ma bisogna sempre lasciare spazio alla libertà delle coscienze visto che, appunto, qui entrano in gioco elementi etico-religiosi di particolare delicatezza.

È immaginabile un'iniziativa europea unitaria sulla questione della nascita nell'era delle biotecnologie, con tutte le problematiche che questa comporta (fecondazione assistita, "utero in affitto", aborto, adozione, etc.)?

Sarebbe bene, ma credo che al momento, per le ragioni che ho detto, una simile iniziativa sia assai improbabile. Forse c'è bisogno di tempo, c'è bisogno che le nuove tecnologie vengano metabolizzate dalle coscienze, e che da questo processo nasca una nuova etica. Forse peccherò di ottimismo, ma credo che la fase di elaborazione sia già cominciata.

A cura di Erica Sorelli
31 maggio 2004