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Guide

 
Come leggere le analisi
 
Esami del sangue
Infettivologia
Tecniche diagnostiche
 
 
A cura di Giancarlo Bausano
Medico Internista, ASL RM B, Roma
 
 
Chlamydia  
   
 
   
   
Cos'è?

È una analisi utilizzata per diagnosticare le infezioni provocate dalla Chlamydia Trachomatis, un batterio molto diffuso, che si trasmette facilmente attraverso i rapporti sessuali provocando una infezione delle vie genitali (vaginite) o urinarie (uretrite). L'infezione da Chlamydia è particolarmente frequente fra i giovani sessualmente attivi, spesso non provoca disturbi oppure presenta sintomi molto lievi e; se non curata bene, può cronicizzare ed estendersi ad altri organi, danneggiando per esempio l'utero e le tube di Falloppio, con il rischio di sterilità.

In gravidanza, la Chlamydia eventualmente presente nel canale vaginale può trasmettersi al bambino al momento del parto: il neonato contagiato può ammalarsi di polmonite o di una grave infezione oculare.  

Perché si fa?

La ricerca della Chlamydia è indicata innanzitutto quando sono presenti sintomi sospetti che, nella donna, sono perdite vaginali, dolori nell'urinare e rapporti sessuali dolorosi. Nell'uomo, l'infezione da Chlamydia può dare disturbi urinari, dolore ai testicoli e perdite dal pene.

L'analisi andrebbe eseguita anche nelle persone che non hanno sintomi ma sono ad alto rischio per l'infezione. Sono a rischio gli individui che hanno più di un partner sessuale e non adoperano il profilattico, hanno avuto in precedenza altre malattie trasmesse sessualmente (per esempio, gonorrea, herpes genitale) o hanno un partner che ha già avuto una malattia di questo tipo.

Poiché la Chlamydia in gravidanza può essere pericolosa, per la madre e soprattutto per il feto, è consigliato lo screening dell'infezione (in donne senza sintomi) a partire dal primo trimestre. 

Come si esegue?

Con la stessa procedura che si usa per il Pap test, il medico inserisce in vagina un piccolo divaricatore e quindi preleva con uno spazzolino un campione di materiale prodotto dal collo dell'utero che viene poi immediatamente messo in una provetta con soluzione fisiologica. Lo stesso esame può essere effettuato sull'urina, soprattutto se si sospetta una infezione urinaria. Nell'uomo, oltre che sull'urina, l'analisi si può fare inserendo un piccolo tampone nel pene.

Il materiale deve essere portato in laboratorio entro 24 ore dalla raccolta. Oggi, grazie ad una sofisticato sistema basato sulla analisi del DNA batterico (LCR o PCR), si può ottenere una diagnosi precisa nel 100% dei casi. La risposta di questa analisi, disponibile ormai in molti laboratori attrezzati, è pronta entro due settimane.  

Interpretazione dei risultati

L'analisi è positiva anche quando viene identificato un solo frammento del DNA del batterio nel campione analizzato. Le analisi tradizionali (coltura o ricerca degli antigeni sul prelievo del tampone vaginale) hanno invece una precisione molto più bassa rispetto all'esame del DNA.

Se l'infezione è confermata, è necessario un trattamento immediato, anche del partner sessuale. La terapia antibiotica è semplice, dura una settimana e permette in genere di eliminare facilmente l'infezione, anche se si può sempre verificare un nuovo contagio.

 
   
   
Argomenti correlati: Herpes genitale, Pap test, Vaginite