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Guide

 
Come leggere le analisi
 
Esami del sangue

Infettivologia
Tecniche diagnostiche

 
 
A cura di Giancarlo Bausano
Medico Internista, ASL RM B, Roma
 
 
Prove di coagulazione  
   
 
   
 
Cos'è?

Le prove di coagulazione sono un gruppo di analisi che ha lo scopo di saggiare la capacità del sangue di coagulare regolarmente. Poiché i fattori implicati nella coagulazione sono tanti, altrettanto numerosi sono gli esami disponibili: tuttavia, quelli comunemente utilizzati come screening iniziale sono la conta delle piastrine, il tempo di emorragia (o di stillicidio), il tempo di protrombina (o tempo di Quick) e il tempo di tromboplastina parziale attivata (aPTT).
 
Perché si fa?

Le prove di coagulazione si eseguono in genere nelle persone che hanno emorragie improvvise senza particolari motivi, per controllo prima di un intervento chirurgico, nelle donne in gravidanza, in tutti quelli che stanno facendo una terapia anticoagulante (per esempio dopo un infarto o un ictus), ma possono essere richieste anche nell'ambito di un normale check-up. Le prove di coagulazione, inoltre, vengono sempre consigliate prima di prescrivere la pillola anticoncezionale, perché gli ormoni estrogeni e progestinici possono aumentare la capacità di coagulazione del sangue. Alle donne che devono assumere la pillola anticoncezionale viene anche richiesto il dosaggio dell'antitrombina III, una proteina che, se carente nell'organismo, può accelerare la coagulazione del sangue con il rischio di trombosi.

 
Come si esegue?

Per eseguire il tempo di emorragia si fa una piccola incisione con una lametta sul lobo dell'orecchio o sull'avambraccio e quindi si controlla quanto tempo occorre per la fine del sanguinamento. La risposta pertanto è immediata. Per tutte le altre analisi è necessario un semplice prelievo di sangue a digiuno da una vena del braccio. Prima di fare queste analisi sarebbe sempre opportuno (se possibile) sospendere per qualche giorno i farmaci che possono interferire con i risultati (per esempio aspirina e antinfiammatori in genere, eparina). Per gli esami sul sangue la risposta dovrebbe essere pronta entro un massimo di due giorni.
 
Interpretazione dei risultati

La normalità di tutti questi test non esclude automaticamente la presenza di un disturbo della coagulazione del sangue: per individuare alcune condizioni bisogna infatti ricorrere ad alcuni test particolari.
Una alterazione di queste analisi può essere dovuta ad una malattia congenita (già presente alla nascita) come ad esempio l'emofilia, o che è iniziata successivamente. In questo caso, le cause più frequenti sono malattie del fegato, dei reni, alcuni tumori, l'assunzione di alcune medicine o la carenza di vitamina K.
Il tempo di protrombina è l'analisi più importante da richiedere nelle persone che si stanno sottoponendo ad una terapia anticoagulante: se il suo valore si abbassa eccessivamente, per esempio, la dose del farmaco anticoagulante deve essere modificata.

Tempo di protrombina (PT)
 
Valori normali
11.0–12.5 secondi (85–100% del valore normale)
Valori pericolosi: > 20 secondi
Valore target di terapia anticoagulante: 1.5–2 volte il valore normale (20–30% del valore normale)
Valori pericolosi in terapia anticoagulante: > 3 volte il valore normale

Il PT serve a valutare l'adeguatezza della coagulazione del sangue. Il PT dipende dai fattori I (fibrinogeno), II (protrombina), V, VII e X della coagulazione; una carenza di uno o più di questi fattori causa un aumento del PT. I suddetti fattori (assieme al IX) sono prodotti dal fegato. Pertanto nelle malattie epatiche gravi, il PT è aumentato. Siccome la bile è importante per l'assorbimento intestinale di grasso e la vitamina K è liposolubile, in caso di ostruzione delle vie biliari c'è una carenza di assorbimento della vitamina K; siccome la sintesi dei fattori II, VII, IX e X della coagulazione dipendono dalla vitamina K, nella ostruzione delle vie biliari si ha un aumento del PT. La somministrazione parenterale di vitamina K (es. 10 mg i.m., due volte al giorno), in questi casi, supera l'ostacolo e corregge il PT.
Dicumarolo e warfarin, usati come anticoagulanti, interferiscono con la produzione dei fattori della coagulazione che dipendono dalla vitamina K (II, VII, IX e X), pertanto il loro uso comporta un allungamento del PT; anzi la determinazione del PT permette una valutazione dell'efficacia della terapia anticoagulante. L'effetto anticoagulante dei farmaci cumarinici può persistere fino a 14 giorni dopo la sospensione del farmaco (a meno che non si proceda alla somministrazione di vitamina K). L'azione dei farmaci cumarinici è potenziata dall'aspirina, dall'indometacina, dai sulfamidici, mentre è ridotta dai barbiturici e dai contraccettivi orali.

Fattori influenzanti
Aumento del PT può essere indotto da alcool, barbiturici, antibiotici betalattamici, cefalotina, cloramfenicolo, neomicina, cimetidina, allopurinolo, clofibrate, metildopa, glucagone, eparina, anticoagulanti orali, salicilati, sulfamidici.
Diminuzione del PT può essere causato dalla digitale, dagli estrogeni, dai contraccettivi orali, dalla vitamina K.

Affezioni con aumento del PT
Epatiti, cirrosi, ostruzione delle vie biliari, CID, trasfusioni di sangue massive, intossicazione da salicilati, carenza di vitamina K, assunzione di cumarinici.