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Guide

 
Come leggere le analisi
 
Esami del sangue
Infettivologia
Tecniche diagnostiche
 
 
A cura di Giancarlo Bausano
Medico Internista, ASL RM B, Roma
 
 
Marker di Epatite Virale  
   
 
   
 
Cos'è?

La ricerca dei "marker" (indicatori) di epatite virale è un esame del sangue che permette di accertare se una persona è stata contagiata da uno dei virus che provocano questa malattia. Il contagio si può accertare o isolando nel sangue dei piccoli frammenti del virus (antigeni) oppure individuando gli anticorpi che la persona infettata ha sviluppato contro il virus. I virus conosciuti dell'epatite virale sono almeno cinque (A, B, C, D, E) ma in pratica sono i primi tre quelli per cui viene abitualmente richiesta l'analisi. Le varie forme di epatite, anche se causano sintomi abbastanza simili, possono differire sotto il profilo della trasmissione da una persona all'altra, della gravità della malattia e della prognosi a distanza di tempo.
Mentre l'epatite A si diffonde principalmente attraverso il cibo o l'acqua contaminati, l'epatite B e C si diffondono essenzialmente attraverso i rapporti sessuali, il sangue e le siringhe infette. Se l'epatite A è il tipo più benigno, che guarisce nella maggior parte dei casi, l'epatite C è la forma che più facilmente diventa cronica.
 
Perché si fa?

L'individuazione nel sangue del virus o degli anticorpi prodotti contro di esso è importante quando si deve stabilire la causa precisa di una infiammazione al fegato diagnosticata in base ai sintomi ed alla alterazione di alcune analisi di funzionalità epatica. I marker sono utili anche per controllare l'evoluzione di un'epatite: dopo il contagio con il virus, infatti, un individuo può guarire, può diventare un "portatore sano", cioè trasmettere ad altri il virus anche se è guarito, oppure andare incontro ad una malattia cronica.
L'analisi è infine largamente utilizzata come test di screening dell'epatite in persone apparentemente sane. La ricerca della positività ad alcuni marker di epatite (B e C) è utile per esempio nelle persone ad alto rischio di contagio perché sono abitualmente a contatto per motivi professionali con il sangue o altro materiale potenzialmente infetto oppure nello screening neonatale della donna in gravidanza. Infatti, se una madre risulta positiva per il virus dell'epatite B, può contagiare al momento del parto il proprio figlio che andrà dunque immediatamente vaccinato alla nascita.
 
Come si esegue?

Per eseguire l'analisi, che è priva di rischi, si richiede un normale prelievo di sangue da una vena del braccio e non è necessario, salvo espressa indicazione del medico, rimanere a digiuno. Per ottenere la risposta occorre attendere di solito almeno una settimana.
 
Interpretazione dei risultati

Se l'esame è negativo il referto segnalerà l'assenza di "antigeni" o "anticorpi" dell'epatite.
In caso di positività per epatite A, il referto può riportare la presenza di due tipi diversi di anticorpi: quelli chiamati IgM indicano che l'infezione è recente (settimane o pochi mesi), mentre quelli IgG (in assenza degli IgM) indicano che l'infezione è avvenuta molto tempo prima e restano positivi per decenni dopo la guarigione. Per l'epatite B, la presenza dell'antigene HbsAg (già noto come antigene Australia) conferma l'avvenuta infezione. In questo caso, il soggetto potrebbe essere ancora ammalato oppure essere guarito e risultare un "portatore sano". L'assenza di HbsAg e la contemporanea positività dell'anticorpo anti-Hbs indica l'avvenuta guarigione oppure, semplicemente, che il soggetto è stato vaccinato.
In caso di epatite C, il referto riporterà solamente la presenza di anticorpi contro il virus C. In tutti i casi, per una corretta definizione clinica della situazione, è indispensabile eseguire una serie di prove di funzionalità epatica per stabilire l'entità dei danni che il fegato può aver riportato dopo l'infezione.