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| Allattamento: a rischio per un piercing? | |
| giovedì 25 giugno 2009 | |
| Da uno studio condotto all'Università del Western Australia, emerge l'esigenza di indagare più a fondo sui rischi a cui il piercing al capezzolo espone il naturale processo di nutrimento del bambino dal seno materno. | |
| Body piercing, una moda sempre più in voga e socialmente accettata, soprattutto tra i giovanissimi. Tra quelli più audaci, il piercing al capezzolo, il cui uso risale alle società tribali, che lo praticavano come segno di status sociale, e agli antichi romani per i quali rappresentava una prova di coraggio. Dei suoi effetti sul corpo umano e, in particolare, sulla preziosa e delicata area del seno femminile, non esistono allo stato attuale prove che dimostrino effetti negativi. A patto, naturalmente, che sia eseguito secondo i criteri d'igiene e sicurezza che ogni professionista nel campo è tenuto a rispettare. Ma cosa succederebbe – ci avete mai pensato? - se una volta diventate madri il vostro bebè si trovasse a dividere il capezzolo con un curioso oggetto metallico? Se lo sono chiesti un gruppo di studiosi dell'Università del Western Australia, lo Human Lactation Research Group, preoccupati dell'eventualità che il piercing al capezzolo potesse compromettere la corretta produzione di latte materno e l'allattamento. I loro dubbi nascevano dal fatto che traumi e irritazioni in quella zona possono provocare problemi di attaccamento per il bambino ed ostruzione di uno o più dotti lattiferi. Il che faceva del piercing al capezzolo il sospettato numero uno. Le loro indagini si sono concentrate su un gruppo di 3 pazienti in lattazione con piercing al seno, già in cura allo Human Lactation Group per via di difficoltà in allattamento, dovute ad ingorgo mammario unilaterale o a poca presenza di latte. Dopo aver firmato un consenso informato e aver ricevuto indicazioni su posizionamento e attaccamento del bebè al seno, sono state stimolate a produrre più latte spremendo le mammelle anche dopo la fine della poppata. La coppia madre-figlio numero 1 ha prodotto immediatamente l'attivazione secretoria (lattogenesi II), mentre alle altre due è stato prescritto un principio attivo (domperidone) capace di stimolare la produzione di latte. I volumi del latte materno e il flusso sanguigno mammario sono stati misurati, come anche anatomia del seno ed emissione di latte, valutate con gli ultrasuoni. Dall'analisi congiunta di questi dati, delle storie delle pazienti e delle modalità di conduzione del trattamento, è emerso che tutte loro presentavano segni clinici di attivazione secretoria in entrambe le mammelle. Tuttavia, ognuna riferiva ciò che all'osservazione clinica era già evidente, e cioè che i loro bambini, se nutriti dal seno con il piercing, erano estremamente inquieti rispetto a quando venivano allattati dalla mammella controlaterale. Il piercing può dunque nuocere al naturale processo di allattamento dal seno materno? Stando allo studio australiano, le possibili complicazioni sarebbero legate all'ostruzione del dotto che permetterebbe solo a una trascurabile quantità di latte di essere succhiata dal bambino, con la conseguente ed automatica eventualità di una decrescita della produzione di latte localizzata. Ciononostante, la possibilità che in presenza di piercing si verifichino difficoltà in lattazione ed allattamento è, grazie a questo studio, un rischio riconosciuto e come tale sufficiente a mettere in guardia sia paziente che ginecologo. In fondo molte donne hanno allattato con successo nonostante il prorpio piercing, mentre lo studio dello Human Lactation Group ha dimostrato che la gestione della lattazione rende possibile l'allatamento unilaterale. Resta il fatto che, in alcuni casi, il piercing al capezzolo può causare ostruzione del dotto e lattazione impari. Il che imporrebbe l'esigenza, oltre che di altre indagini sui suoi effetti potenziali, di porsi almeno una domanda. Vale la pena, per un accessorio molto trendy, indubbiamente sexi e per alcune depositario di valori simbolici o filosofici, rischiare di complicare il già complesso processo della prima maternità? giulia volpe |
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Fonte: JAMA. 2009;301(24):2550-2551. |
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