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| Archivio 2009 | |
| Nuovi dati epidemiologici preoccupanti sul cancro al seno | |
| martedì 7 luglio 2009 | |
| Più donne italiane malate di cancro al seno, rispetto alle stime ufficiali? È quanto emerso da un recente studio del CROM sul territorio nazionale. | |
| Nuovi dati sulla diffusione del cancro al seno nella popolazione femminile italiana sono emersi da un recente studio condotto dal Centro di Ricerche Oncologiche di Mercogliano (CROM), affiliato alla Fondazione Pascale di Napoli, e pubblicato sul Journal of Experimental and Clinical Cancer Research. Le stime descrivono uno scenario allarmante e inaspettato, in cui le cifre reali sono risultate sorprendentemente maggiori rispetto ai dati ufficiali. Il presidente della Sbarro Health Research Organization di Filadelfia, Antonio Giordano, che ha guidato l'équipe di studiosi, ha così motivato tale differenza: "Finora le uniche informazioni disponibili sui numeri del cancro al seno nella Penisola si basavano su una valutazione indiretta, sviluppata sulla base dei dati di mortalità Istat e di sopravvivenza dello studio Eurocare". Giordano e la sua squadra si sono invece distinti per un approccio alla ricerca basato sul conteggio 'a tappeto' dei casi di tumore al seno su territorio nazionale. Passando in rassegna le schede di dimissione ospedaliera (SDO) del Ministero della Salute, sono risaliti al numero esatto di interventi chirurgici demolitivi (mastectomie) o conservativi (quadrantectomie) eseguiti dal 2000 al 2005. Da un totale di 268.892 interventi per tumore alla mammella, fra mastectomie (100.745) e quadrantectomie (168.147), è emerso che: nel solo 2005 i nuovi casi di cancro al seno sono stati 47.200 (+26,5% rispetto ai dati ufficiali che si fermavano ad una stima di 37.300); dal 2000 al 2006 il numero di nuovi tumori al seno si attesta su valori sempre superiori a 40 mila all'anno, con un trend in aumento: erano 41.608 nel 2000 e in 6 anni si è registrata una crescita del 13,8%; il maggiore incremento percentuale del numero di nuovi tumori al seno si riscontra nelle donne di età compresa tra 25 e 44 anni (quasi 77 donne ogni 100 mila in questa fascia d'età, con un aumento del +28,6% in sei anni). Come spiegarsi questo aumento così cospicuo e, per così dire, in controtendenza? Domenico Amoroso (Direttore di Oncologia, Ospedale Versilia, Lido di Camaiore, Vice-presidente della LILT - Lega Italiana Contro i Tumori) nota che "a fronte di un aumento dell'incidenza del tumore al seno, principale neoplasia del sesso femminile nei paesi occidentali, si è osservata, dagli anni 2000, una diminuzione della mortalità, legata non solo alla tempestività della diagnosi (sia per i programmi di screening europei, sia per una maggiore consapevolezza della donna), ma anche all'efficacia delle terapie oggi disponibili e alla riduzione dell'uso di estro-progestinici". Riguardo all'incremento di procedure chirurgiche, soprattutto nelle donne di età inferiore a 45 anni e in quelle di età superiore a 75, Amoroso evidenzia come tali fasce anagrafiche siano le stesse escluse dallo screening mammografico (riservato alle donne fra i 50 e i 70 anni), mentre gli esperti a livello internazionale suggeriscono che i programmi di screening siano estesi fino ai 74 anni e alla fascia anagrafica tra i 40 e 49. "Non da ultimo - conclude Amoroso - bisogna tenere conto dei costi, non indifferenti, legati all'implementazione di eventuali programmi di prevenzione in queste fasce di età ed al maggiore carico di lavoro delle strutture sanitarie, problemi per i quali è auspicabile un'attenzione particolare da parte delle autorità sanitarie del nostro Paese". Sulla superiorità della stima corretta delle SDO rispetto a quelle di ISTAT ed Eurocare, su cui sono stati basati gli stessi dati forniti dall'Istituto Superiore di Sanità, Amoroso sottolinea la necessità che la corretta valutazione sia applicata anche agli anni successivi al 2005 suggerisce e che i programmi di screening mammografico siano estesi fino ai 74 anni e alla fascia anagrafica tra i 40 e 49. Carlo Tondini (Primario di Oncologia, Ospedali Riuniti di Bergamo) invita alla cautela, in particolare riguardo ai dati che indicherebbero l'aumento dell'incidenza del tumore al seno nelle donne giovani, sui quali non esistono ancora certezze. Tuttavia, sottolinea Tondini, "il timore è quello di un'anticipazione di casi in età giovanile condizionata anche dagli stili di vita attuali delle donne occidentali, basati su un'alimentazione particolarmente ricca in grassi e ad alto contenuto calorico". Secondo Tondini, inoltre, non andrebbero trascurati, nella riconsiderazione del rischio per le donne fino ai 30 anni, i fattori di predisposizione genetica, a volte ereditati. Con l'obiettivo di capire quali sono a rischio precoce e meritano strategie di sorveglianza fin da un'età giovanile. giulia volpe |
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Fonte: Piscitelli P, Santoriello A, Buonaguro FM. Incidence of breast cancer in Italy: mastectomies and quadrantectomies from 2000 to 2005. Journal of Experimental & Clinical Cancer Research, 19 giugno 2009; 28:86. |
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