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Archivio 2009  
   
Test del sangue per predire il successo dell'IVF  
lunedì 27 luglio 2009  
   
Ancora echi e dati incoraggianti nel campo delle scienze riproduttive dal 25esimo congresso della ESHRE svoltosi ad Amsterdam dal 28 giugno al primo luglio: uno studio irlandese sulla IVF individua in un test del sangue la possibilità di predirne il successo o l'insuccesso.  
   
Dal fitto programma della 4 giorni olandese, di cui Gynevra ha dato notizia, riportando i dati dello studio australiano sul ruolo delle eiaculazioni frequenti sulla qualità del seme nei protocolli di inseminazione artificiale, emerge anche lo studio condotto da Cathy Allen del Ritunda Hospital di Dublino. I ricercatori irlandesi avrebbero individuato, dall'analisi di un semplice prelievo di sangue, profili di espressione genetica capaci di predire il successo o il fallimento della fertilizzazione in vitro (IVF, in vitro fertilization).

“La tecnologia IVF ha compiuto passi da gigante negli ultimi 30 anni, ma i risultati dei trattamenti restano ancora imprevedibili”, commenta la ricercatrice, che per lo studio ha prelevato campioni di sangue periferico in 11 donne che stavano per sottoporsi ad IVF. Le pazienti avrebbero poi ottenuto esiti differenti: 5 di loro sarebbero state fecondate artificialmente; 3 sarebbero state impiantate senza successo; e 3 avrebbero concepito spontaneamente.

Dall'analisi del RNA messaggero, isolato dal sangue prelevato in vista della IVF, è emerso che 128 geni mostravano più del doppio di espressioni differenziali nei campioni relativi alla settima settimana di gestazione delle donne fecondate artificialmente, rispetto a quelle non in stato di gravidanza (desensibilizzazione pituitaria).

Inoltre, ancor prima d'iniziare il ciclo di IVF, precisa Allen, più di 200 geni si erano differenziati nel gruppo di pazienti in cui la fecondazione in vitro avrebbe avuto successo, rispetto a quelli in cui avrebbe fallito. “Siamo rimasti molto impressionati dalla chiara interfaccia fra i due gruppi”, commenta infatti nel corso della relazione.

Le tracce molecolari più significative evidenziate da tali geni sono state varie: angiogenesi, coagulazione sanguigna, cannabinoidi, infiammazione e i pattern di segnale Wnt coinvolti nel processo di embriogenesi.
Quanto le intuizioni riportate dalla ricercatrice irlandese possano lasciare sperare in ulteriori sviluppi degli strumenti di utilità clinica, lo spiega la stessa ricercatrice: “Noi speriamo che aiutino i medici a indirizzare i propri pazienti nei delicati processi decisionali necessari nel decidere se accostarsi o meno alla pratica della IVF”.

giulia volpe
 

Fonte:

25th Annual Meeting of the European Society of Human Reproduction and Embryology; Amsterdam, The Netherlands: 28 June – 01 July 2009
 
   
Con un grant educazionale di  In collaborazione con JANSSEN-CILAG