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| Contraccezione ormonale: in poche sanno come funziona | |
| venerdì 27 gennaio 2012 | |
| Presentata a Berlino una ricerca che svela l’ignoranza delle europee sui metodi anticoncezionali: il 98% delle donne non sa come agisce la pillola. | |
| 50 ANNI DI DUBBI E “FALSI MITI”, MA CHI LA PRENDE VIVE DI PIÙ Il prof. Primiero:“I vantaggi complessivi sulla salute e sulla qualità di vita superano nettamente i possibili rischi”. Il 75% delle intervistate chiede maggiori informazioni. Solo il 2% delle donne in Europa sa come funziona la pillola anticoncezionale: mezzo secolo di vita e 100 milioni di utilizzatrici non bastano a dissipare i dubbi in fatto di contraccezione. Una ricerca condotta in Germania, Francia, Gran Bretagna, Svezia e Romania, da poco pubblicata sulla rivista Contraception, svela che, a prescindere dal livello culturale, la consapevolezza è davvero scarsa. E tre intervistate su 4 vorrebbero ricevere maggiori informazioni. “Questi dati spiegano chiaramente come mai resistano tuttora tanti pregiudizi e luoghi comuni sui contraccettivi ormonali – spiega il prof. Francesco Primiero dell’ Università di Roma “La Sapienza”, protagonista di un meeting internazionale di approfondimento che si tiene oggi a Berlino -. Il timore più diffuso è che la contraccezione ormonale possa essere dannosa per la salute, mentre numerose evidenze scientifiche indicano l’esatto contrario. In particolare, un recente aggiornamento dei dati relativi alla mortalità tra le oltre 46.000 donne seguite per poco meno di 40 anni in un importante studio britannico ha dimostrato come, nel lungo termine, quelle che hanno fatto uso di contraccettivi orali vivano più a lungo. Migliora anche la qualità di vita: le formulazioni più recenti sono state infatti sviluppate per offrire benefici aggiuntivi in termini di benessere, risolvendo alcuni disturbi femminili molto diffusi”. Fra i più frequenti, ci sono le mestruazioni abbondanti che provocano anemia e, nel 28% dei casi problemi di concentrazione e affaticabilità, la sintomatologia premestruale e l’acne, in particolare nelle adolescenti in cui può causare pesanti ripercussioni psicologiche e sulla capacità di relazione. La contraccezione ormonale rappresenta da sempre molto più di un anticoncezionale: possiede una valenza culturale, ha di fatto segnato il definitivo compimento del processo di emancipazione femminile – afferma il dr. Phil Smits, Sr Vice-President, Women’s Healthcare di Bayer -. Non solo migliora la gestione della vita sessuale e riproduttiva ma alcuni studi hanno dimostrato che riduce l’incidenza di tumori come ad esempio quello alle ovaie o all’endometrio. Dal 1961, anno in cui è ufficialmente diventata disponibile in Europa, la pillola ha attirato su di sé il dibattito etico e scientifico: le sono state attribuite innumerevoli virtù (dal rafforzare la memoria, all’aumento del volume cerebrale) e altrettanti potenziali pericoli. Di recente è stato paventato un aumentato rischio di tromboembolismo venoso con le formulazioni di ultima generazione. Ma come orientarsi fra l’enorme massa di informazioni e fra i prodotti a disposizione? “L’unica risposta è rivolgersi al proprio ginecologo, che conosce la storia della donna, può consigliarla al meglio e ridimensionarne i timori – spiega Primiero -. Le differenze tra le diverse molecole sono minime in termini di rischio assoluto e del tutto ininfluenti in un’ottica di sanità pubblica: il tromboembolismo venoso infatti è un evento eccezionalmente raro. Inoltre, le probabilità che si verifichi sono maggiori nei primi mesi di utilizzo, per poi ridursi in maniera importante. Anche per questo motivo, oltre che non necessaria, è del tutto erronea l’interruzione periodica dell’assunzione, che purtroppo alcune donne ancora osservano, perché ogni volta che si ricomincia il rischio risale”. Fra gli aspetti più considerati, in positivo e in negativo, vi sono quelli di tipo estetico: la paura di aumentare di peso, ad esempio, viene riportata dai ginecologi come di gran lunga la più frequente. Un altro problema particolarmente sentito riguarda l’entità delle mestruazioni: oltre il 50% delle donne sperimenta almeno una volta nella vita flussi abbondanti, ma solo il 5% si rivolge al medico. Una condizione che non solo incide sulla qualità della vita, ma anche sulla salute, perché è causa di anemia, talora severa, e quindi, di facile affaticabilità, cefalea, ridotta capacità di concentrazione e di memoria. Secondo i più recenti dati delle Nazioni Unite (rapporto World Contraceptive Use 2011) nel mondo oggi utilizza la pillola in media l’8,8% delle donne, in Europa il 21,4%. Fra i Paesi in cui si usa di più vi sono il Portogallo (58,9%), la Germania (52,6%), l’Algeria (45,9%), il Belgio (44,8%) e la Francia (41,5%). L’Italia, con il 14,2% (16,2% è il dato relativo all’utilizzo della contraccezione ormonale), è ferma agli stessi livelli di Tunisia (14,5%), Botswana (14,3%) e Iraq (14,6%). Negli Stati Uniti la media è del 16,3%: si tratta di uno dei Paesi sviluppati con il più alto numero di gravidanze nelle teenager (400.000 nel 2009). Un recente rapporto del Centers for Disease Control and Prevention ha rilevato che il 50.1% delle ragazze dai 15 ai 19 anni che hanno avuto una gravidanza indesiderata negli USA non utilizzava contraccettivi. |
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Fonte: Ufficio stampa Intermedia |
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