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Maura Cossutta vicepresidente della Commissione Salute delle donne
Dottoressa Cossutta, perché istituire una commissione per la salute della donna?
Diversamente dalle iniziative passate non si tratta di una commissione formale. La Ministra ha voluto istituire un gruppo di espertiil cui obiettivo principale sarà la preparazione della Prima Conferenza Nazionale sulla Salute delle donne. Si tratta di un evento inedito per i governi del nostro Paese, finora mai perseguito nonostante le raccomandazioni dell’Oms, delle conferenze internazionali sulla salute e quelle del Consiglio europeo. Con la Conferenza verrà aperto un Forum nazionale che raccoglierà tutte le associazioni e organizzazioni sia sociali che territoriali perché attorno a questo evento dovrebbe essere attivato un concerto di responsabilità non solo dei decisori politici ma anche quelli della società.
L’idea è quindi di coinvolgere diversi livelli istituzionali?
Per la promozione della salute, bisogna quindi puntare alla intersettorialità. Infatti, per la prima volta, nella Commissione sono rappresentate oltre al Ministero della salute, le regioni e gli enti locali, anche i Ministeri delle pari opportunità, del lavoro, della famiglia, della istruzione e degli esteri. Il vero obiettivo strategico è il diritto alla salute delle donne perché garantire questo diritto vuol dire promuovere il diritto alla salute di tutta la popolazione.
Quindi il primo obiettivo della Ministra è il binomio “politica intersettoriale e salute di tutte le politiche”.
Si tratta di un elemento di grande innovazione per il nostro servizio sanitario nazionale che vuole introdurre il concetto della salute in tutte le politiche per incidere sui determinanti economico-sociali della salute.
Ci può spiegare meglio?
Incidere sui determinanti non solo perché è un compito essenziale per il Servizio sanitario nazionale ma anche perché la politica di tutte le politiche, sanitarie e non, si traduce sia in un’efficace politica di promozione della salute che di sostenibilità del sistema a medio e lungo termine. Ad esempio, incidere sugli stile di vita si traduce in una riduzione delle malattie croniche che a sua volta si traduce in una significativa riduzione dei costi sanitari e sociali. Non possiamo procedere pensando che le risorse siano infinite; dobbiamo introdurre innovazione, cioè agire sui determinanti della salute.
Nei tre anni di mandato cosa farà la “Commissione salute delle donne”?
Ci siamo divise in sette gruppi di lavoro. Dovremo produrre delle linee-guide, compilare dei rapporti sullo stato di salute della popolazione femminile e sulla violenza contro le donne, approfondire diversi temi socio-sanitari con l’obiettivo di definire una progetto comunitario e uniforme per tutto il territorio nazionale che va dall’assistenza e della continuità assistenziale delle donne che hanno subito la violenza, alla prevenzione della violenza che comprende l’informazione rivolta ai giovani e l’educazione sessuale e sentimentale alla relazione e alla reciprocità nella relazione uomo-donna.
E in pratica?
Nella finanziaria avevamo stanziato delle risorse aggiuntive per la tutela della salute della donne (materno infantile, screening, tumore, ecc.) e per colmare le differenze territoriali. Ma oltre alle risorse è fondamentale un coordinamento delle politiche e delle direttive alle regioni e agli amministratori dei programma su come devono essere organizzati i servizi. Il nostro SSN è solido ma è orientato al genere? E proprio su questo punto che si deve intervenire calibrando ogni intervento dal piano sanitario nazionale a partire del genere.
Non pensa che la medicina di genere possa essere strumentalizzata dal mercato?
La nostra bussola - anche rispetto al genere - è di ribadire un approccio scientifico nella pratica medica che non prescinda dalle evidenze e una valutazione della qualità dei risultati rispetto ad indicatori rigorosamente scientifici. Non pubblicità ma politiche serie con programmazione alla prevenzione, alla cura e alla riabilitazione basata sull'appropriatezza e sulla medicina basata sull'evidenza. Sugli screening è ormai consolidata una certa cultura della prevenzione rivolta alla popolazione e non alla persona.
Come vede la composizione prevalentemente femminile della Commissione?
Sono donne autorevoli e di alta competenza specifica che possono dare un contributo utile. La Ministra ha voluto introdurre tutte le donne del Consiglio superiore di Sanità per lanciare il messaggio per la promozione della presenza delle donne in tutti i luoghi decisionali della politica e delle istituzioni. La politica per le donne non si fa senza le donne ma deve essere fatta con le donne.
20 luglio 2007
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