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Salute

Alimentazione e dieta

A cura di Giuseppe Fatati
Responsabile Unità di Diabetologia, Dietologia e Nutrizione Clinica
Azienda Ospedale S. Maria, Terni

I disturbi del comportamento alimentare tra le adolescenti

Siamo tutti convinti che i problemi relativi all'atto del mangiare e al peso corporeo siano propri della realtà contemporanea: in realtà non è così. Già Ippocrate (460-377 a.C.) si preoccupava dell'obesità ed i ricchi romani erano soliti mangiare molto per poi vomitare e poter mangiare di nuovo; il digiuno, al contrario, era proprio delle pratiche religiose. La leggenda di Santa Vilgeforte, discepola di San Geremia, vissuta in Portogallo tra il 700 ed il 1000 d.C., è una delle prime descrizioni accurate di un serio disturbo del comportamento alimentare. La ragazza, promessa in sposa al saraceno Re di Sicilia, iniziò a digiunare rifiutando il matrimonio e al padre che cercava di convincerla del contrario contrapponeva gli aspetti positivi del digiuno autoimposto, quali l'avere abbandonato i doveri mondani ed essersi liberata dal ciclo mestruale.

Nel XVI secolo la clorosi (una forma di anemia dovuta a carenza di ferro, oggi scomparsa, che colpiva giovani donne) divenne il problema medico principale in Europa. Giovani donne, di famiglia benestante, spesso dopo essere state mandate in collegio, erano colpite da una sintomatologia caratterizzata da amenorrea, timidezza, depressione ed ipocondria, astenia, anoressia per i cibi carnei, preferenza per quelli poco calorici e soprattutto un esasperato timore di ingrassare. Solo recentemente il DSM IV (quarta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico delle Malattie Mentali) redatto dall'Associazione Psichiatrica Americana ha definito in modo preciso i due principali disturbi del comportamento alimentare: l'anoressia nervosa e la bulimia nervosa.

L'anoressia nervosa è caratterizzata da:

  • rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra del peso minimo normale per l'età e la statura
  • intensa paura di acquistare peso o di diventare grassi, anche quando si è sottopeso
  • alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma del corpo, o eccessiva influenza del peso e della forma del corpo sui livelli di autostima, o rifiuto di ammettere la gravità dell'attuale condizione di sottopeso
  • nelle femmine, dopo la comparsa della prima mestruazione, amenorrea, ossia assenza di almeno 3 cicli mestruali consecutivi (una donna viene considerata amenorroica se i suoi cicli si manifestano solo a seguito di somministrazione di ormoni, ad esempio estrogeni).

La bulimia nervosa è caratterizzata da:

Ricorrenti abbuffate. Un'abbuffata è caratterizzata dalle seguenti caratteristiche:

  • mangiare, in un definito periodo di tempo (ad esempio, un periodo di due ore), una quantità di cibo significativamente maggiore di quello che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili
  • sensazione di perdere il controllo durante l'abbuffata (ad esempio, sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa e quanto si sta mangiando).

Gli episodi di alimentazione incontrollata sono associati a tre, o più, dei seguenti sintomi:

  • mangiare molto più rapidamente del normale
  • mangiare fino a sentirsi spiacevolmente pieni
  • mangiare grandi quantità di cibo anche se non ci si sente fisicamente affamati
  • mangiare da soli a causa dell'imbarazzo per quanto si sta mangiando
  • sentirsi disgustati verso se stessi, depressi, o molto in colpa dopo le crisi bulimiche.

È presente marcato disagio riguardo il mangiare incontrollato.
Il comportamento alimentare incontrollato si manifesta, mediamente, almeno per due giorni alla settimana in un periodo di sei mesi.
L'alimentazione incontrollata non è associata con l'utilizzazione sistematica di comportamenti compensatori inappropriati (ad esempio, l'uso di lassativi, il vomito autoindotto, il digiuno o l'iperattività fisica) e non si verifica esclusivamente in corso di anoressia nervosa o di bulimia nervosa

Mancano dati precisi sulla frequenza, poiché gli studi epidemiologici hanno evidenziato che solo una minoranza dei casi clinici, indipendentemente dalla gravità, è riconosciuto e inviato a strutture terapeutiche. Siamo tutti d'accordo che le sindromi cliniche da disturbo del comportamento alimentare sono nettamente aumentate soprattutto nella cultura occidentale e che colpiscono ogni stato sociale, pur se rimane fortissima la prevalenza nel sesso femminile. La vecchia distinzione che prevedeva l'anoressia come tipica di una ragazza intelligente, di buona famiglia, tesa al raggiungimento di traguardi prestigiosi, è ormai propria solo di antichi libri di testo. Anche la diffusione di questi disturbi nei soggetti con più di 25 anni non è più un'eccezione.

Sesso
femminile nel 90-95% dei casi
Età di insorgenza
  • anoressia: 12-14 e 16-18 anni (range 12-25)
  • bulimia: età giovanile
  • forme parziali possibili anche dopo i 25 anni
Prevalenza
  • 8-10 ogni 100 ragazze
  • 1-2 ogni 100 forme severe
  • 8-9 ogni 100 forme più lievi o parziali
Incidenza
  • anoressia: 8,1/100000 abitanti/anno
  • bulimia: 11,4/100000 abitanti/anno
Stato sociale difficilmente differenziabile

Le modificazioni dell'epidemiologia dei disturbo del comportamento alimentare e soprattutto l'aumento delle forme parziali è legato a fattori socio-culturali e all'influenza che la comunicazione di massa riesce ad avere soprattutto sulle ragazze. Senza arrivare all'estremizzazione della tesi del corpo tubulare privato delle curve della fertilità e maturità sessuale per raggiungere un'autorelizzazione indipendente dalla sessualità, ci sembra di poter affermare che l'immagine e i modelli trasmessi attraverso i mass media riescano spesso ad autorealizzarsi in soggetti non completamente strutturati al di là delle attese e delle finalità dello stesso marketing.

Nei paesi occidentali l'ideale di magrezza e di linea perfetta è molto diffuso, come è diffuso il concetto che lo stesso ideale possa contribuire allo sviluppo dell'anoressia nervosa inducendo soprattutto le giovani donne ad iniziare una dieta. I comportamenti emulativi tipici del "branco" che detta gerarchie, modi di vestire ed atteggiamenti, escluderebbero i soggetti che non rispettano le regole. È anche vero che l'anoressia nervosa sembrerebbe descritta più frequentemente nei paesi non occidentali che hanno però accesso ai programmi televisivi dei paesi occidentali. Queste osservazioni indicherebbero un rapporto preciso tra modelli esasperati di magrezza e linea perfetta come acceleratori di comportamenti di tipo anoressico.

Il possibile ruolo dei familiari nel favorire lo sviluppo di atteggiamenti anoressici è stato descritto da diversi autori e molti hanno provato ad individuare caratteristiche comuni delle famiglie di pazienti anoressiche. Su questo argomento le opinioni possono essere diverse: la riuscita del trattamento e l'andamento della malattia sono, comunque, fortemente influenzati dall'individuazione e risoluzione dei conflitti familiari. La famiglia, insieme al paziente, è vittima della malattia e delle sue conseguenze, ma è una risorsa importante senza la quale i programmi terapeutici sono inclini al fallimento.

Molte sono le complicanze mediche che derivano sia dallo stato di malnutrizione sia dai comportamenti patologici utilizzati per raggiungerlo: spesso sono talmente evidenti da rendere inutile l'esecuzione di specifiche indagini cliniche. Alcune complicanze, quali quelle endocrine, sono, in realtà, condizionate dai sistemi di adattamento al digiuno messi in atto dall'organismo per superare il periodo critico. Il medico dovrà fare molta attenzione a non sottovalutare la malattia di base e cercare di non focalizzare l'attenzione sulla complicanza. Ancora troppo frequentemente, infatti, il ruolo giocato dalla malnutrizione e dai comportamenti patologici viene sottovalutato a vantaggio del singolo sintomo. Le più frequenti complicanze mediche che possono essere rilevate sono:

  • cardiovascolari
  • polmonari
  • endocrino-metaboliche
  • ematologiche
  • gastrointestinali
  • neurologiche

La complicanza più evidente, in ogni caso, è senza dubbio la magrezza. La maggior parte delle anoressiche risponde alla definizione che Brillat Savarin diede nei primi dell'Ottocento: "la magrezza è lo stato di un individuo la cui carne, non essendo imbottita dal grasso, lascia scorgere le forme e gli angoli dell'impalcatura ossea". In una recente presentazione Matteo Balestrieri, professore di Psichiatria, ha affermato: "più del 50% delle adolescenti si considerano sovrappeso ed hanno effettuato almeno un tentativo di restrizione dietetica. In generale sia l'anoressia che la bulimia nervosa hanno una prognosi di guarigione completa a 5-10 anni in circa la metà dei casi, tuttavia il tasso di mortalità non è trascurabile ed anzi, nel caso dell'anoressia, è forse il più elevato tra i disturbi psichiatrici". Questa affermazione è assolutamente condivisibile e giustifica l'attenzione rivolta dal mondo scientifico in genere e dai nutrizionisti in particolare a questo tipo di patologia.